Il Maestro Ferdinando Scianna.

L'occhio che trasforma l’istante in destino e la luce in racconto.

Ferdinando Scianna nasce il 4 luglio 1943 a  Bagheria, in  Sicilia, terra che avrà un’influenza decisiva sulla sua poetica fotografica. Cresce in un ambiente culturalmente ricco e diviene studente di  Lettere e Filosofia all’Università di Palermo, ma è la passione per la macchina fotografica a decidere il suo futuro: non porta a termine gli studi per dedicarsi interamente alla fotografia. 

Già nei primi anni Sessanta inizia a documentare le  feste religiose popolari della sua Sicilia con grande sensibilità: i suoi scatti, in bianco e nero, colgono la profondità di un mondo mistico, teatrale, fatto di riti antichi e gesti umani quotidiani. Questo lavoro giovanile attira l’attenzione dello scrittore  Leonardo Sciascia, con il quale Scianna instaura una profonda amicizia. Sciascia scrive il testo per il suo primo libro fotografico,  Feste Religiose in Sicilia, con cui Scianna vince il prestigioso  Prix Nadar nel 1966.

Poco dopo, Scianna si trasferisce a Milano (1967) e lavora come fotoreporter per la rivista  L’Europeo, diventandone inviato e corrispondente da Parigi. Nei suoi anni parigini scrive anche per  Le Monde Diplomatique e  La Quinzaine Littéraire, sottolineando quanto egli sia non solo fotografo, ma anche intellettuale capace di esprimersi con la scrittura.

Un momento cruciale della sua carriera è l’incontro con  Henri Cartier-Bresson, che diventa per lui una guida spirituale. Grazie a Cartier-Bresson, Scianna entra nell’agenzia  Magnum Photos: vi entra nel 1982 e ne diventa membro effettivo nel 1989. Il suo approccio fotografico si ispira a un ideale molto “invisibile”: essere testimone del mondo, senza intervenire per modificarlo.

Negli anni Ottanta Scianna amplia gli orizzonti: esplora anche la fotografia di moda quando Dolce & Gabbana gli propongono una campagna ambientata nella sua Sicilia, con la modella  Marpessa. Le sue immagini di moda non tradiscono però lo spirito del reportage: sono spontaneità, incontri, emozioni trovate più che costruite.

Un’altra grande cifra della sua opera è il ritratto: tra i soggetti celebri, figura lo scrittore  Jorge Luis Borges, ritratto da Scianna con straordinaria delicatezza.

La sua produzione è vasta: ha pubblicato decine di libri fotografici su temi diversi come il viaggio, la memoria, le tradizioni e l’infanzia. Tra le sue pubblicazioni più note:  Quelli di Bagheria, in cui ricostruisce con immagini e parole il mondo della sua giovinezza;  Viaggio a Lourdes, che esplora il sacro;  Le forme del caos, una riflessione poetica sulla fotografia.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti e ha esposto in grandi musei: una mostra antologica intitolata “ Viaggio, Racconto, Memoria” ha percorso oltre cinquant’anni di scatti, con sezioni dedicate ai  riti siciliani, ai viaggi lontani, alle ossessioni (ombre, specchi, animali). 

Lo stile di Scianna è riconoscibile: bianco e nero intenso, forti contrasti di luce e ombra, composizioni che emergono dal caos del reale per trovare una forma. Come lui stesso ha detto: “le fotografie mostrano, non dimostrano”, perché il suo intento non è provare qualcosa, ma testimoniare un frammento di esistenza.

Il suo sguardo, sempre curioso e rispettoso, riesce a intercettare la profondità dell’essere umano, a connettere il quotidiano con il sacro, il particolare con l’universale. Attraverso il suo obiettivo, Scianna ha costruito un archivio di memorie visive che non è solo suo, ma anche della Sicilia, dell’Europa, del mondo.

In definitiva, definire Maestro Ferdinando Scianna è più che corretto: è un artista le cui immagini non solo raccontano, ma elevano il racconto a testimonianza, poesia e memoria.