Il progetto "Ricordi Stampati" nasce come un percorso artistico e concettuale che intreccia memoria, materia e tempo. Al centro dell’idea c’è la volontà di dare una forma tangibile ai ricordi, trasformandoli da esperienze intime e spesso fragili in oggetti fisici capaci di resistere, almeno in parte, all’erosione del tempo. Stampare un ricordo non significa semplicemente riprodurre un’immagine o fissare un momento, ma tentare di tradurre emozioni, assenze e stratificazioni interiori in un linguaggio visivo e materico.
"Ricordi Stampati" si sviluppa come una riflessione sulla memoria personale e collettiva. Ogni ricordo è soggettivo, mutevole, influenzato dal presente di chi lo rievoca. Il progetto accoglie questa instabilità e la rende parte integrante del processo creativo: le stampe non sono mai perfette, spesso presentano imperfezioni, segni di usura, sovrapposizioni o mancanze. Questi elementi non sono errori, ma testimonianze visive del modo in cui la memoria funziona davvero: frammentaria, incompleta, talvolta distorta.
Dal punto di vista formale, il progetto utilizza la stampa come gesto simbolico. La stampa è un atto di fissazione, ma anche di selezione: scegliere cosa stampare significa decidere cosa salvare dall’oblio. Carte, supporti e tecniche diverse diventano parte del racconto, poiché ogni materiale reagisce in modo differente al tempo, alla luce e al contatto. In questo senso, "Ricordi Stampati" non è un archivio statico, ma un organismo vivo, destinato a cambiare, scolorire e deteriorarsi, proprio come i ricordi che rappresenta.
Un aspetto fondamentale del progetto è il dialogo tra passato e presente. I ricordi stampati non vengono presentati come nostalgiche reliquie, ma come strumenti di confronto. Guardarli significa interrogarsi su chi eravamo e su come quei momenti continuino a influenzarci oggi. La stampa diventa così un ponte temporale, un luogo di incontro tra ciò che è stato e ciò che siamo diventati. In alcuni casi, il progetto include interventi manuali successivi alla stampa, come graffi, scritture o abrasioni, che simboleggiano l’azione del presente sul passato.
"Ricordi Stampati" affronta anche il tema della perdita. Stampare un ricordo può essere un tentativo di trattenere qualcosa che non c’è più: una persona, un luogo, una fase della vita. Tuttavia, il progetto non promette consolazione definitiva. Al contrario, mette in evidenza l’impossibilità di conservare intatto ciò che è destinato a trasformarsi. Le immagini sbiadiscono, i materiali si consumano, e proprio in questa fragilità emerge il valore del ricordo come esperienza umana.
Infine, il progetto invita lo spettatore a un coinvolgimento personale. Chi osserva è portato a riconoscere nei "Ricordi Stampati" le proprie memorie, a confrontarsi con i propri archivi interiori. L’opera non offre una narrazione chiusa, ma uno spazio aperto di interpretazione e identificazione. In questo modo, "Ricordi Stampati" supera la dimensione individuale dell’artista e diventa un’esperienza condivisa, un luogo in cui la memoria privata si intreccia con quella collettiva.
Ideazione e collaborazioni
Il progetto "Ricordi Stampati" è stato ideato nel 2017 dal fotografo Settimio Benedusi, come naturale prosecuzione di una lunga ricerca sulla fotografia, sulla memoria e sul valore dell’immagine stampata. Benedusi ha concepito il progetto con l’intento di restituire dignità e centralità alla fotografia fisica, opponendosi alla volatilità dell’immagine digitale e riaffermando il ritratto come atto intimo, identitario e duraturo. "Ricordi Stampati" nasce così come un gesto culturale prima ancora che artistico: un invito a fermarsi, a guardarsi e a lasciare una traccia concreta di sé.
Fin dalle prime edizioni, Benedusi ha sviluppato il progetto insieme a Guido Stazzoni, fotografo e partner fondamentale nella strutturazione e nella diffusione dell’iniziativa. Attorno a questo nucleo iniziale si è formato nel tempo un collettivo di fotografi e professionisti dell’immagine che condividono la stessa visione: fare della fotografia stampata un luogo di memoria accessibile, autentico e condiviso.
Tra i collaboratori più noti che hanno preso parte al progetto figurano Toni Thorimbert, Sofia Uslenghi, Federica Santeusanio, Stefano Sorace, Isabella Imbriani, Greta Margherita Rinaldi, Matteo Curti, Dario De Cristofaro, insieme ad altri fotografi che hanno contribuito alle diverse tappe itineranti del progetto in tutta Italia. Ognuno di loro porta una sensibilità personale, arricchendo il progetto con sguardi differenti ma coerenti con lo spirito originario di "Ricordi Stampati".
Accanto alle collaborazioni operative, il progetto si nutre anche di un dialogo ideale con alcune delle figure più importanti della fotografia italiana. Tra queste spicca Oliviero Toscani, maestro riconosciuto della cultura visiva contemporanea, la cui influenza sul valore sociale e comunicativo dell’immagine rimane centrale, anche oggi che, purtroppo, non è più tra noi. Il progetto ne raccoglie idealmente l’eredità, soprattutto nell’idea che una fotografia possa imprimersi nella memoria collettiva e superare il semplice valore estetico.
Allo stesso modo, "Ricordi Stampati" si confronta con l’eredità culturale di autori come Luigi Ghirri, per la poetica dell’archivio e dello sguardo quotidiano, Mimmo Jodice, per il rapporto tra immagine, silenzio e tempo, e Letizia Battaglia, per l’uso della fotografia come testimonianza civile. Queste presenze, reali o ideali, definiscono l’orizzonte culturale entro cui il progetto si muove.
Oggi "Ricordi Stampati" continua a evolversi come progetto corale e itinerante, aperto a nuove collaborazioni con fotografi, stampatori e archivisti. Rimane però invariata la sua intenzione originaria: trasformare il ricordo in materia, la memoria in immagine stampata, e l’esperienza individuale in un patrimonio condiviso.